L’ora di lezione

Uso un incipit scritto qualche anno fa dallo psicoterapeuta Massimo Recalcati ma  sempre attuale  per la riflessione che induce  sul ruolo del docente  e  sulla funzione della Scuola in questo momento storico. L’autore de “L’ora di lezione” (2014) infatti ci dice la sua su cosa debba essere una simbolica ora di lezione: un’avventura  intellettuale  ed emotiva profonda.

L’avventura è una esperienza proiettata sul futuro, dunque, sulla costruzione di un nuovo mondo, nuovo perché profondamente diverso rispetto a quello esistente.

L’ora di lezione del docente non è quella che dà sostanza alla  somma di nozioni che trasferisce sugli alunni, quanto quella che salvaguarda l’umano, la relazione e, in primis,  le scoperte intellettuali. Soprattutto se tutto il resto spinge i nostri allievi verso mondi virtuali ed isolati, solipsistici ed ipertecnologici.

Un bravo insegnante è colui o colei che apre orizzonti impensati ed inauditi nelle menti dei propri alunni e ne crea i presupposti perché possano realizzarsi.

La Scuola deve essere capace di costruire nuovi mondi  e realzzare la dimensione europea e mondiale dell’educazione, formando cittadini pienamente partecipi della società della conoscenza e tecnologica in cui si troveranno a vivere, ma salvaguardando l il patrimonio  culturale del  territorio in cui crescono, nel pieno rispetto dei principi di cittadinanza, di diversità, di uguaglianza e di libertà, contenuti nella  nostra Carta Costituzionale.

A partire dalle  Indicazioni Nazionali  del 2012 che rappresentano il nostro faro di riferimento,  l’attenzione primaria, che è la  teoria costruttivistica del sapere, va data a ciascun allievo, cioè il centro intorno al quale ruota l’intero processo  educativo.

E’ doveroso un accenno agli orizzonti formativi, quelli che ci indicano la strada giusta da imboccare. Educare è il processo di umanizzazione per eccellenza che si snoda su direttrici diverse, ma tutte necessarie,  come la personalizzazione, la socializzazione, la conquista della cultura, la  crescita sul piano etico-morale e spirituale.

In altre parole l’educazione include due verbi: l’ essere e l’ avere; centrare l’attenzione solo su uno di essi vuol dire educare a metà, in quanto il piano dell’avere, ovvero  l’attenzione prepotentemente  centrata sugli apprendimenti culturali (conoscenze/abilità) deve costantemente intersecarsi con il piano dell’essere, vale a dire  con la  maturazione personale, attraverso la capacità  da portare a compimento  le competenze da sviluppare. Entrambi i piani -ascissa e ordinata- diventano  gli assi portanti da tenere ben presenti quando ci accingiamo lavorare come docenti, perché dobbiamo essere pronti ad  alimentare entrambe le dimensioni, quella  dell’essere  di  persone uniche ed irripetibili, che devono diventare capaci  di integrarsi nella società e quella  dell’avere, sviluppando al massimo livello le capacità  del fare e del possedere.

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